Sembrava un miraggio lo scorrere del treno, illuminato sullo sfondo della notte riflessa dalla luna, mentre zia Antonietta mi teneva in braccio, lei a piedi, nelle sere in cui, per le ventilate apparizioni della Madonna ad Amorosi, ci si recava, quasi in processione, nella località Vallone, situata nelle vicinanze della stazione ferroviaria, già nota, in passato, a detta del mio amico Pasquale Maturi, storico locale, per apparizioni strane: a pantas’m, raccontata come una donna gigantesca e nuda che terrorizzava i rari passanti, essendo il luogo piuttosto tetro; qualcuno, con una versione diversa, vaneggiava di una donna vestita di bianco o di nero, secondo le circostanze diverse; altri, infine, contraddicendo i primi, ritenevano che le apparizioni riguardassero un grande coniglio bianco la cui entità non fu mai meglio precisata. Insomma, pare che il luogo, detto, ancora oggi, il Vallone della Madonna, sia stato oggetto di fenomeni esoterici, anche in passati più lontani, secondo i racconti della tradizione popolare. Per l’evento, di cui ho un ricordo, per certi aspetti, vago, avevo quattro anni circa al tempo, si formarono folle di pellegrini, di curiosi, di fedeli, o presunti tali, provenienti anche dai paesi intorno con ogni mezzo, addirittura corriere. Si gridava al miracolo, si cantava, si pregava, si snocciolavano corone e corone di rosari, tanto da incrementare notevolmente il mercato delle corone. La valle, per l’occasione, in genere cullata dal silenzio della notte o accompagnata da, a volte vicini altre volte lontani, ragliare di asini, muggire di mucche, grugnire di maiali, nitrire di cavalli, abbaiare di cani, miagolare di gatti e… intensi frinire di cicale, si nutriva, insolitamente, anche di voci umane.
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