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Ricordi di Ieri e di Oggi di chi ad Amorosi ha vissuto in passato, oppure continua a vivere, per un periodo lungo o breve. Giovani e meno giovani che raccontano storie vere: situazioni, emozioni, personaggi, proiettati e vissuti nello scenario del territorio amorosino.
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RACCONTI AMOROSINI : "LA MADONNA IN TRENO" - di Antonio Pellegrino
Articolo di Antonio Pellegrino - 6/9/2008 17:20:00 (509 letture)

Sembrava un miraggio lo scorrere del treno, illuminato sullo sfondo della notte riflessa dalla luna, mentre zia Antonietta mi teneva in braccio, lei a piedi, nelle sere in cui, per le ventilate apparizioni della Madonna ad Amorosi, ci si recava, quasi in processione, nella località Vallone, situata nelle vicinanze della stazione ferroviaria, già nota, in passato, a detta del mio amico Pasquale Maturi, storico locale, per apparizioni strane: a pantas’m, raccontata come una donna gigantesca e nuda che terrorizzava i rari passanti, essendo il luogo piuttosto tetro; qualcuno, con una versione diversa, vaneggiava di una donna vestita di bianco o di nero, secondo le circostanze diverse; altri, infine, contraddicendo i primi, ritenevano che le apparizioni riguardassero un grande coniglio bianco la cui entità non fu mai meglio precisata. Insomma, pare che il luogo, detto, ancora oggi, il Vallone della Madonna, sia stato oggetto di fenomeni esoterici, anche in passati più lontani, secondo i racconti della tradizione popolare.
Per l’evento, di cui ho un ricordo, per certi aspetti, vago, avevo quattro anni circa al tempo, si formarono folle di pellegrini, di curiosi, di fedeli, o presunti tali, provenienti anche dai paesi intorno con ogni mezzo, addirittura corriere. Si gridava al miracolo, si cantava, si pregava, si snocciolavano corone e corone di rosari, tanto da incrementare notevolmente il mercato delle corone. La valle, per l’occasione, in genere cullata dal silenzio della notte o accompagnata da, a volte vicini altre volte lontani, ragliare di asini, muggire di mucche, grugnire di maiali, nitrire di cavalli, abbaiare di cani, miagolare di gatti e… intensi frinire di cicale, si nutriva, insolitamente, anche di voci umane.

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RACCONTI AMOROSINI : "A FORMELLE"
Articolo di Antonio Pellegrino - 4/9/2008 16:00:00 (483 letture)

Mia mamma, racconta Alfredo, aveva una macchina per cucire con dei cassetti laterali, in cui erano custodite, gelosamente, le formelle, che servivano quando quelle della giacca o dei pantaloni si rompevano. Questi cassetti erano una vera e propria miniera per chi, come me, era un accanito giocatore di formelle".
Nonno Alfredo, simpaticissimo, scherza e ride di quei tempi in cui anche un normale bottone (a formelle) costituiva motivo di felicità. Gli chiediamo di spiegarci come si giocava con le formelle. Alfredo non esita un istante. Il ricordo di quegli anni improvvisamente gli fa tornare una rinnovata allegria e una gioia di vivere che si trasformano in un lungo racconto.
"Mai nessuno - inizia con tono imperativo - ha comprato un bottone.Io avevo la mia cassaforte, i cassetti della macchina per cucire di mia mamma, ma, quando si finivano o mi era impossibile prenderli, facevo come gli altri amici: li staccavo dalla manica della giacca, dove non servivano, erano solo un ornamento, dalla bottoniera dei pantaloni, dalla bottonatura della camicia o, addirittura, dalla bottonatura della giacca. Tutto questo, naturalmente, non passava inosservato. Si sopportavano anche gli schiaffi della mamma e,con gli schiaffi, anche il dolore.
Per giocare bisognava stabilire il tipo e la quantità di formelle da usare. Il valore dipendeva dalla grandezza e dal colore: quelle della camicia erano di basso valore perchè piccole e bianche; le colorate valevano molto di più, se poi erano anche grandi, il valore aumentava". Alfredo ha un attimo di esitazione.

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