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 NATO SOTTO IL SEGNO DEI LEONI

L’antico Stemma di Amorosi

 

Con la riattribuzione del suo antico stemma, nel 1992, Amorosi ha riacquistato un frammento di se stessa, ha riannodato quel filo di continuità e di tradizione che esiste fra passato e presente e che, inevitabilmente, lega ogni popolo alle sue radici. 
Dal 1860 l'antico sigillo (nota 1) di Amorosi non era più comparso sui documenti ufficiali del Comune, della sua autentica configurazione si era persa quasi ogni traccia ma, grazie ad una laboriosa ricerca durata più di dieci anni e svolta presso gli Archivi di Stato di Benevento e Napoli da uno storico locale, il prof Pasquale Maturi, oggi Amorosi possiede nuovamente il suo stemma. Il 12 marzo 1991 l'Archivio di Stato di Napoli autenticò il bozzetto corrispondente al sigillo ritrovato e, in quello stesso anno, i dettagli della sopracitata ricerca furono pubblicati sull'Annuario dell'Associazione Storica del Medio Voltumo, edito a Piedimonte Matese. Un D.P.R. del 30 ottobre 1992 concesse, infine, al Comune di Amorosi lo stemma ed il gonfalone che attualmente lo contraddistinguono.

In base alle ricerche effettuate da Maturi (nota 2), l’antico sigillo di Amorosi fu creato probabilmente intorno al 1450. Al tempo in cui le Università (forme di aggregazione sociale meno autonome dei Comuni riconosciute dai sovrani per limitare il potere dei feudatari) assunsero un certo rilievo, anche i decurioni (amministratori) dell'Università di Amoroso decisero di adottare un proprio sigillo.
Lo stemma dell’ antica Università di Amoroso è rappresentato da uno scudo ovale ricurvo e a doppio bordo all'interno del quale sono raffigurati due leoni, un maschio ed una femmina che, con due zampe ciascuno, si arrampicano sul tronco di un albero frondoso e con radici guardando verso la sua chioma. L'albero è probabilmente un cerro, una varietà di quercia che nell'antichità era diffusa nel territorio amorosino, tant'è vero che ancora oggi esiste una contrada agricola denorninata Il Cerracchio. La compattezza delle foglie e la loro forma appuntita avvalora la tesi che si tratti di un cerro, anche se alcuni elementi potrebbero far pensare ad un olmo: quest'ultimo, infatti, era ugualmente presente nella vegetazione della zona, del suo legno si faceva largo uso in agricoltura e perfino una piazzetta di Amorosi recava il nome di Piazza dell'Olmo

“In araldica - afferma Maturi - l'albero con radici simboleggia una terra antica e fertile, mentre la coppia dei leoni, oltre ad esprimere il senso dell'amore evidenzia anche nella gioventù e nella forza dei felini una stirpe attiva, forte e capace sia di far produrre la terra fertile sia di perpetuare la discendenza degli Amorosini nei secoli”.

Dopo l'Unità d'Italia sui documenti dei Comuni viene imposto lo stemma di Casa Savoia e i vecchi sigilli, bruscamente "esiliati", ricompaiono dal 1870 ma non dappertutto. Ad Amorosi, dal 1883, nell'intestazione dei documenti e nel timbro ad inchiostro apposto sotto alcune delibere del Consiglio comunale, un cuore e non più il vecchio sigillo spesso si alterna allo stemma monarchico. Il significato di questo nuovo simbolo, rimasto ufficiosamente in vigore fino all’inizio degli anni ‘90, pare debba ricercarsi nella diffusione in Amorosi del culto al SS. Cuore di Gesù.  in Amorosi del culto al SS. Cuore di Gesù.
Il ritrovamento del Sigillum Universitatis ha rappresentato, dunque, un avvenimento di notevole rilevanza per la conservazione del patrimonio storico e culturale del Comune di Amorosi.

 Note al testo

 (Nota 1) Il sigillo (dal latino sigillum, diminutivo di signum=segno), lo stemrna ed il gonfalone sono da sempre le rappresentazioni simboliche che conferiscono autorità e personalità ad un'associazione, ad una casata nobiliare o ad un sovrano: apporre il proprio sigillo su un documento significa attestarne l'autenticità e l'efficacia.

(Nota 2) Le informazioni riportate in questa pagina fanno riferimento allo Scritto L’antico Sigillo dell’Università di Amoroso, redatto dallo Storico Pasquale Maturi nel 1993 e sono state pubblicate in un articolo di  Alan Ragone sul Periodico Le Province, anno II - n. 9, Novembre 1993.

 

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